Sono cresciuta con l’impostazione famigliare che avere l’abito in ordine è importante, che deve essere pulito e decoroso, che bisogna “tenere da conto” l’abito della festa  e che è sempre meglio avere un pigiama nuovo nell’armadio perché, così, se capita di andare all’ospedale, si è già pronti.

In sintesi, il vestito inteso nella sua funzionalità di tessuto che copre e protegge il corpo nelle diverse occasioni d’uso e che ci rende socialmente accettabili.

A volte, però, succede che la vita ci mette  di fronte a situazioni di malattia che necessitano un’iniezione di leggerezza e per convivere con le quali è importante la frivolezza oltre che la pura funzionalità.

Quest’estate un caro amico mi ha chiesto, per la sua mamma portatrice di PICC, una fascia di protezione che fosse allegra e femminile oltre che un utile strumento per riparare il braccio.

Ho cercato un po’ su internet in cerca di ispirazione ma ho trovato solo idee che oscillavano tra il molto triste e il desolante.

Eh, no…già è difficile affrontare la malattia ma metterci anche volutamente del grigiore, anche no.

Allora, ho fatto a modo mio.

Ho scelto della maglina di cotone molto morbida e molto fashion e ho realizzato alcune fasce confortevoli, lavabili e soprattutto colorate.

Devo dire con molta gioia che sono state molto apprezzate e hanno anche riscosso un gran successo in ospedale 😉

Parlare della sofferenza purtroppo non la elimina dalle nostre vite ma credo che la conoscenza di ciò che ci circonda e le esperienze delle altre persone, ci spingano verso una salutare presa di coscienza che siamo davvero tutti sulla stessa barca, rotonda e in mezzo ad altri pianeti, e che ciò che ci accomuna sia più di quanto crediamo.

Sicuramente, un’esperienza che lascia il segno, è quella che sta vivendo il nostro caro amico Luigi.

Anestesista rianimatore, è stato vicedirettore di Medici senza frontiere e, nel momento in cui scrivo, è con questa organizzazione a prestare il proprio operato a Gaza.

Non è la prima missione a cui partecipa, ne ha già fatte molte (Zambia, Liberia, Sud Sudan, Nigeria, Gaza, Afghanistan, Yemen, Siria) e, ogni volta che le racconta, si capisce quanto queste lo arricchiscano e facciano parte di lui. Ad ogni missione viene a contatto con nuove vite, nuovi incontri e nuove realtà umane e politiche che racconta nel suo blog

The New Double-Decker

Vi consiglio di leggere i suoi racconti, scritti con uno stile lineare e pulito, che ci avvicinano a realtà difficili e di sofferenza ma al tempo stesso così umane…